Dal 1998 l’Associazione Anticittà, il WWF di Mantova e il Gruppo Scout “Orsa Maggiore” CNGEI, hanno proposto un percorso di approfondimento di nuove modalità di gioco e tempo libero legato all’ambiente per bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni.

La preparazione di questa proposta risale a qualche anno prima ed ha implicato una ricerca approfondita a partire dall’esperienza dei Parchi Robinson, nati negli anni ’60-70 un po’ in tutta Italia. Oltre ad un accurato lavoro di reperimento di documentazione, per le quali è stata preziosa la collaborazione del “Progetto Gioco” del Settore Servizi Educativi-Segreteria Pedagogica del Comune di Torino, le Associazioni hanno stretto un legame di collaborazione con il Dott. Amilcare Acerbi, dello Studio Associato di Consulenza e Progettazione Pedagogica Acerbi-Martein, che ha partecipato a numerosi incontri per la preparazione degli organizzatori ed animatori. Il dott.Acerbi è stato, tra le altre cose, per anni il presidente del C.I.G.I – Centro Italiano Gioco Infantile, che ha promosso in tutta Italia, appunto, la modalità ricreativa del Parco Robinson.
Questa forma di attività ludico-ricreativa, dimenticata negli anni, diventa sempre più attuale per il modificarsi in senso aberrante delle condizioni di spazio e tempo che i bambini oggi dedicano al gioco.
“La paura di ciò che si può trovare o incontrare, la scarsa appetibilità dei luoghi e delle risorse, spingono
sempre più i genitori e gli educatori a contenere i bambini e ragazzi in luoghi chiusi: aule, palestre, laboratori, casa, davanti a tv o computer. La difficoltà per i ragazzi di utilizzare senza rischi le piazze e le strade costringe i genitori ad accompagnare, ovunque, i figli, che trascorrono così, anni e anni di vita passando da una “scatola” all’altra, dall’appartamento all’ascensore, dall’auto all’aula, alla palestra, al laboratorio e ritorno. Tutto questo a dosi massicce, con tempi frenetici, determinati dagli impegni degli adulti accompagnatori. Il desiderio di esperienze, di conoscenze, di scoperta, di avventura, di amici, così connesso con la natura del bambino, in una simile organizzazione quotidiana, viene costantemente compromesso.
E’ diventato difficile avere il tempo e l’occasione di sperimentare una conoscenza nuova con un coetaneo, sperimentare il rapporto con chi altro sa, provare ad insegnare ad un altro. Purtroppo va sempre più scomparendo quella cultura del gioco che consentiva a ciascun individuo di conoscere tante, tantissime possibilità per trascorrere il suo tempo libero, semplicemente, con altri ragazzi e con pochissime risorse materiali; situazione ideale per esercitare la propria autonomia, la propria fantasia, la propria capacità di dialogo; usufruendo di esempi e di stimoli tramandati da ragazzo a ragazzo, stando nell’androne delle scale, sotto i portici, nel cortile, sui marciapiedi o nel campetto adiacente a casa. In questa nuova condizione di vita l’adulto deve non solo interrogarsi, ma decidere di studiare delle soluzioni nuove. Bambini e ragazzi sono soggetti deboli, o meglio, individui preziosi e delicati, molto spesso indifesi di fronte a mode, pubblicità, solitudine, a tutte quelle manifestazioni di frenesia e di superficialità che caratterizzano frequentemente la convivenza moderna. La città è un “ritrovato per vivere” sempre più complesso e confuso; ebbene, la convivenza odierna ha bisogno di nuove soluzioni per i bambini e i ragazzi se si vuole consentire all’individuo di mantenere almeno due fondamentali capacità: quella del rapporto con l’ambiente e quella del rapporto con gli altri individui.
Giocare è stare bene, giocare è imparare, giocare è scoprire il mondo degli altri. Il diritto al gioco è testimoniato dalla scienza e sancito dalle carte internazionali che salvaguardano l’infanzia.
E’ con questo spirito che abbiamo organizzato, a titolo sperimentale, dal 1998 al 2002, delle “giornate” di campo gioco (4-5 domeniche con campeggio notturno tra il sabato e l’ultima domenica), denominate, nell’ambito del progetto dell’Amministrazione Comunale per la Città dei bambini e delle bambine, “L’isola che non c’è”.