Butterfly House
Un utilizzo alternativo delle ex-serre comunali nel parco di Bosco Virgiliano.

In tutti questi anni di attività del WWF a Bosco Virgiliano è stato impossibile non venire a conoscenza e verificare quotidianamente la progressiva dismissione delle serre comunali. La scelta di convenienza economica di rivolgere molte attività che prima venivano svolte dal personale del Servizio Giardini alla contrattazione privata, ha giustificato una forte riduzione del personale stesso, distratto verso altri settori. Come conseguenza di ciò ne è risultato un lento abbandono che ha rischiato, a causa dell’ormai ingiustificato onere manutentivo, di portare al degrado strutture che ancora sono in grado di svolgere servizi e attività.
L’Associazione WWF e l’Associazione Anticittà hanno quindi proposto un progetto che ha raccolto l’interesse dell’Amministrazione e che si pone l’obiettivo di partecipare alla gestione di un bene comune identificando una finalità di pubblico interesse e fruibilità.

LA CASA PER FARFALLE
Un “casa per farfalle” o, detta all’inglese, una butterfly house, costituisce uno strumento divulgativo di portata eccezionale per la spettacolarità che comporta. Le farfalle, esseri viventi così fragili, sono in grado di trasmettere un potente messaggio di conservazione legato alla complessità degli ambienti naturali, alla ciclicità dei ritmi di vita, alla delicatezza degli equilibri ecologici. Di fronte alla vita di una farfalla, forse l’atteggiamento di ammirazione della bellezza è quello che più ci può avvicinare ad essa: all’ammirazione segue indubitabilmente la curiosità e con quella i primi passi verso la conoscenza.
Una casa per farfalle consiste in una serra, ricca di vegetazione, dotata di doppie porte di ingresso, in cui è luce, calore, umidità siano mantenuti sotto rigoroso controllo. Sono infatti il fotoperiodo, la temperatura e il grado idrometrico di un ambiente, i fattori determinanti nello sviluppo sia dei vegetali sia degli organismi ad essi legati per il proprio ciclo biologico, come le farfalle. La principale attività gestionale della struttura è l’approvvigionamento dei vegetali destinati allo sviluppo dei bruchi che, essendo degli istancanbili divoratori di foglie, ne fanno un grande consumo. Spesso il nettare naturale fornito dai fiori della serra non è sufficiente all’alimentazione delle numerose ospiti; si ricorre quindi a nettare artificiale (una soluzione acquosa di fruttosio o estratti zuccherini naturali) che viene spruzzato su supporti particolari.

Negli ultimi decenni si è registrato un tremendo calo di specie di farfalle presenti, dovuto alla continua e massiccia trasformazione degli habitat, siano essi quelli più selvaggi tropicali o nostrani (foreste, paludi, praterie), che quelli più “semplici” come prati fioriti, siepi o gli stessi giardini di casa, ormai dominati da prati erbosi che non conoscono fioritura. Nessuna mostra, collezione, fotografia, può essere più esauriente di un turbinio di ali colorate che si posano di fiore in fiore…
L’Associazione Anticittà e il WWF di Mantova hanno così interpretato un uso non banale delle serre in via di abbandono. Questo strumento è infatti un prezioso supporto alle attività didattiche per le scuole mantovane, obiettivo prioritario di tutte le attività che si svolgono al Parcobaleno.
Delle tre serre in vetro e metallo, realizzate negli anni sessanta, la prima, più piccola, è utilizzata come serra di supporto per la produzione delle essenze utili al nutrimento dei bruchi, alle piante da nettare e alle piante necessarie all’arredo della serra. E’ rimasta sostanzialmente inalterata rispetto al periodo in cui veniva utilizzata per la produzione di bordure floreali per la città. All’interno è ospitato anche materiale vivente di un gruppo di bonsaisti che collaborano al mantenimento delle essenze in cambio di uno spazio riservato e di attività di formazione per chi fosse interessato alla cosa: un argomento in più nell’universo Parcobaleno.

Una seconda serra è quella trasformata e attrezzata per la butterfly house vera e propria. Qui sono state fatti negli anni radicali trasformazioni per renderla adatta alle esigenze delle farfalle e delle piante a loro collegate. L’interno della serra è rivestita da zanzariere per impedire la fuga delle farfalle ma anche l’ingresso di animali nocivi. Un sistema di irrigazione nebulizzata che, collegata ad un igrometro, garantisce il giusto tasso di umidità, si attiva automaticamente simulando impalpabili piogge equatoriali. Se il caldo è eccessivo, altri rilevatori automatici aprono le falde superiori della serra per ripristinare una temperatura adeguata. Un laghetto artificiale permette di far decantare l’acqua di pozzo e consentirne un certo riscaldamento prima di essere immessa nel circuito di irrigazione, in modo da non danneggiare le piante esotiche presenti.
La terza serra, in fase di trasformazione, sarà destinata alle farfalle di “casa nostra”, meno appariscenti forse, ma molto più significative, nella loro scarsità, della preoccupante qualità degli equilibri ecologici dei nostri ambienti.
